Festività, mestieri e tradizioni popolari

Mestieri   Mestieri che ancora resistono o che sono completamente scomparsi

La settimana di Pasqua   La domenica precedente la Pasqua........
Tradizioni  La nascita, il matrimonio, la morte
Tradizioni popolari  Tradizioni, abitudini e folklori popolari
Festività della Madonna della Catena    La più antica festa di Riesi
Festa di Sant'Eligio   Non sappiamo da dove provenga..........
Pasqua a Riesi  Tutte le manifestazioni dalla Festa delle Palme alla Santa Pasqua
Festa del SS. Crocifisso  La confraternita del SS. Crocifisso risalente al 1690.....
Festività di San Giuseppe  A Marzo e a Luglio si imbandiscono grandi tavole.....
Festa di Natale Rimangono ancora li vampi, la tela in chiesa,con relativa maschiata
La commemorazione dei Defunti Si celebrava con pupi di zucchero,dolci,frutta, ecc
Edicole e Cappelle   Quando nei secoli passati era molto più vivo.......

 

 

 

TRADIZIONI POPOLARI

I primi abitanti dei feudi di Riesi e Cipolla la domenica si riunivano attorno al Prete nella Chiesetta del Canale,per ascoltare la S. Messa e per vari altri motivi, quali le feste, i fidanzamenti, i rnatrimoni, i battesimi, i funerali, ecc., che venivano celebrati con solennità. Era anche un’occasione buona per vestirsi a festa incontrarsi sullo spiazzale e discutere anche di altre faccende. Le festività più importanti erano: la Pasqua, il Natale la Madonna della Catena, del SS. Rosario e l’Immacolata. Nel corso dell’anno si celebravano anche quelle di Sant’Antonio, San Vito, Sant’Anna e Santa Rosalia, ma la pietà religiosa e la fede dei nostri progenitori si fermò al culto di Dio (Quaresima, Pasqua, SS. Crocifisso, Natale), della Madonna, di San Giuseppe, e Sant’Eligio, un santo poco conosciuto in Sicilia, che rappresentò la terza festa di rilievo. Nell’organizzazione delle feste gli abitanti inclusero anche parte delle loro tradizioni, delle loro abitudini, del folklore dei paesi in cui erano nati. Costruirono Chiese, Cappelle ed Edicole che sorsero nei crocevia delle strade; si organizzarono in Confraternite, ed ogni fratello vestiva un abito particolare, detto sacco, con mantellina e cappuccio, diversi per ogni associazione anche nel colore. Le Confraternite che nacquero nel corso dei secoli a Riesi sono: del SS. Crocifisso o del Sangue di Cristo, detti i Crucifissari; di Nostra Signora del Rosario, detti i rosariari; di Maria SS. Dei Sette Dolori; di San Giuseppe, Detti i Sangisippari; del SS. Sacramento; della Madonna della Catena, detti i Matriciari.

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FESTIVITA’ DELLA MADONNA DELLA CATENA

La più antica festa di Riesi è quella della Madonna della Catena, quindi la più suggestiva, la più interessante e la più celebrata. Nei tempi passati, il Governatore stesso nominava alcuni massari per l’organizzazione della festa, e costoro non tralasciavano nulla per celebrare degnamente la protettrice del paese. Col tempo si fece a gara per contrattare i migliori "paratorari" e i più bravi artificieri dell’ isola. I forestieri godevano di particolare franchigia, per potere vendere, durante i giorni di festa. Don Biagio Vignuales, aveva stabilito che la franchigia durasse Otto giorni, per la solennità della Madonna e per quella del SS. Crocifisso e Sant’Eligio. I giurati partecipavano alle cerimonie religiose ed alla processione con il Sindaco, il Governatore e tutte le cariche politiche, e pagavano una decima di onze per il Mastro Cerimoniere. La festività di Maria SS. della Catena,sino a poco tempo la, rappresentava un "termine" per pagamenti, debiti1 esazioni tra la popolazione, che s’era abituata a dire: "ti pagu ppi la Madonna". Coi tempo nulla è mutato; solo i cantanti al posto della musica, della corsa dei cavalli, dei giochi dell’Antinna e delle pentole, o dei palloni mongolfiere. Sono rimaste le tamburinate. le campaniate, le maschiate e i dolcieri con torrone di mandorle, moscardine e zucchero filato. La banda musicale fa il giro di tutte le strade con cavalli bardati, che raccolgono grano, cereali e varie offerte, con i questuanti del comitato. Ancora resiste il sorteggio di una mula e la Chiesa sparata a festa, dove è continuo l’accorrere di fedeli da paesi vicini, a piedi scalzi, per sciogliere voti e chiedere grazie con torce e candele. Non esistono più certe forme abberranti di penitenza (Lingua a strascicuni), come non esiste più la Confraternita. Sin dai primi anni, i riesini, per onorare la Madonna mettevano ai propri figli il nome di Maria o Catena che col tempo andava trasformandosi in Catina. Titina, Tina. La statua della Madonna non si porta più a spala come una volta, ma su una macchinetta con ruote, che ha contribuito a cambiare in un certo qual modo l’antica tradizione, l’antica solennità; del resto come tante altre cose scomparse o modernizzate.

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FESTA DI SANT’ELIGIO

Non sappiamo da dove provenga il culto a S. Eligio, il Santo Vescovo protettore degli orefici e maniscalchi. Nel 1773 la festa era tra le più seguite; si svolgeva con musiche, giuochi e premi, in denaro o in natura, ai vincitori delle corse dei cavalli. La partenza era data nel luogo che ancor oggi si chiama «Corsa» e si svolgeva per un percorso tortuoso che terminava in piazza, davanti la chiesa.

 


PASQUA A RIESI

La mancanza o la insufficienza di una seria ricerca storica, o di un «corpus» di notizie documentate, ha sempre causato che Riesi rimanesse fuori dai grandi itinerari turistici e folkloristici della provincia di Caltanissetta, per quanto riguarda in special modo le celebrazioni della settimana santa. Ora, che tutto ciò è stato fatto con anni di ricerche e di documentazione, appare che Riesi ha una fonte inesauribile di tradizione, che può farsi risalire ai primi anni di vita del paese. Nel corso dei secoli infatti si hanno costantemente notizie e documenti su una consuetudine che ogni anno è stata riproposta ai riesini ed a molti turisti provenienti da paesi vicini. «Giunta di Terranova e Scinnenza di Riesi», scriveva Ferro mezzo secolo fa, includendo in quella «scinnenza» tutte le manifestazioni dalla Domenica delle Palme al Giovedì Santo e alla Domenica di Pasqua. Un tempo al posto di «giunta» si diceva «mortorio» o «misteri» della passione di Cristo, rappresentati in quasi tutti i paesi della Sicilia, nelle chiese, nelle strade, nelle piazze e nei teatri. Dai teatri e dalle chiese, troppo stretti per il gran popolo che vi accorreva, si passò definitivamente alle strade ed alle piazze, dove, dice Pitrè, si svolge in realtà la vita del popolo siciliano. I «misteri» erano stati introdotti da vari soci di confraternite, e furono potenziati maggiormente dall’entusiasmo e dalla loro genuina pietà. Col tempo, ai tamburi ed alle trombe, si aggiunsero anche spari di mortaretti e razzi, per imitare tuoni e lampi e terremoti, nell’ultimo spirare di Gesù. Il disparo di mascoli è stato un lato debole dei riesini. Abbiamo sparato milioni, milioni di mascoli nel corso della nostra storia, per «gioco di foco della Madonna della Catena», Quarantore e Santi, per la nascita o la morte dell’Infante di Sua Maestà, della moglie, dei suoi parenti, per S. Maestà stessa (che Dio guardi, si diceva!). A Riesi la tradizione dei ((misteri» risale ad una data antichissima, potremmo dire 1648, o prima. Iniziava tutto la Domenica delle Palme, quando i due folkloristici San Pietro e San Paolo scendevano superbamente, a rullo di tamburo, la scalinata di San Giuseppe, sino alla Madrice, con una mano piena di favanueddi e spada o chiavi nell’altra. I nastri variopinti garrivano al vento come bandiere e, sempre a ritmo di tamburo, caracollavano per il Corso, circondati preceduti seguiti da una torma di ragazzini, che difendevano il posto vicino al Santo a colpi di rami di palma, sin dentro la chiesa, prima e dopo la processione. Ora le statue esistono solo neI ricordo dei quarantenni, perché intorno al 1952 furono sequestrate, restituite ai proprietari perché contrarie alla convenevolezza religiosa, e quindi dal parroco sostituite da altre due sculture moderne, stile Ortisei, meno «carnevalesche». Le due teste di cartapesta, con le mani, appartenenti a famiglie private fremono ancora dentro le casse, conservate gelosamente. Gli altri simulacri e le altre "vare" odierne non sono certamente quelli originari del 1690, allorché i Superiori delle confraternite avevano acquistato per la corale rappresentazione della Giunta del Venerdì Santo. Ben sei confraternite, come abbiamo già detto, sino a metà del secolo scorso, partecipavano con torce, croci, labari, alle processioni, trasformando, con i colori delle tuniche e delle mantelline, tutto in un fantasmagorico spettacolo di luci e colori, che raggiungeva il massimo dello splendore a notte inoltrata tra i canti dei laudanti. E a proposito di «notte inoltrata diciamo» che l’usanza di far finire tutto entro le ore 24 risale al R. Dispaccio del 21 febbraio 1761, con cui furono proibite le funzioni e le processioni «fra le tenebre della notte», «dove per lo più si nasconde, diceva il Dispaccio, il vizio e il disordine». Dopo il peregrinare dell’Ecce Homo e di San Giovanni la sera del Giovedì, l’indomani alle prime luci dell’alba l’Addolorata, insieme a 5. Giovanni, vagavano e vagano tutt’ora incessantemente per ogni strada, viuzza, o cortile del paese sino alla stupenda «giunta ai quattro canti» con tutti i personaggi della passione: Cristo, la Madonna, la Veronica, San Giovanni. Da qui la processione sale sull’antico poggio della Croce dove Gesù viene crocifisso. La «scinnenza» avviene tra spari di mortaretti che rinnovano terremoto e tempeste di vento dell’ultimo respiro del Redentore sul Golgota, quindi tutto acquista una sua lugubre mestizia con le prime ombre della sera, allorché si ripresenta sul vasto proscenio della scalinata davanti la chiesa di S. Giuseppe, per attraversare la linea retta del corso. Rientro in chiesa e fine della processione, quasi obbligatori, dopo la mezzanotte. A mezzogiorno di domenica di Pasqua altra «giunta» tra Gesù risorto e Beddra Matri, la «Madonna allegra» come l’ha battezzata il popolo, che butta il nero mantello che la ricopre, e splendente in un abito di broccato d’oro, insieme a San Pietro e San Paolo, incontra il Figlio risorto davanti la porta centrale della basilica. I quattro Santi sfilano sulla stessa riga: S. Pietro, Santu Sarbaturi la Madonna di la Giunta e S. Paolo. L’incontro viene ripetuto ai quattro canti. verso le ore tredici, chiudendo cosi «sacri misteri». Abbiamo parlato dei laudanti che, dietro le vare dei Santi, cantano varie strofe de "La santa cruci". Sono versi. che in genere sono comuni ad altri vari paesi della provincia. Una novità è costituita invece, dalla recita che fa un ragazzo la mattina del venerdì, quando l’Addolorata passa nel quartiere deI Canale, dove anticamente 1620 circa - sorgeva la prima chiesetta del paese. La tradizione continua fino ad oggi. L’antica poesia del Venerdì Santo» racconta la passione di Gesù.

«Cristu ca nell’ortu fu pigliatu,

ca di un discepulu sulu fu tradutu

 lu tradimentu s’avia priparatu

 Giuda pi trenta dinari si l’à vinnutu.

Sintenzia di morti ciannu datu

 Caifas e d’Arai éranu assitati ca

 di na foglia di carta annu scrivutu:

la cunnanna ci detti Pilatu.

E va a la morti lu figliu di Diu

e va a la morti pi un piccatu miu

ca di la Santa Matri fu alluntanatu

lu nostru amuri e lu figliu di Diu

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FESTA DEL SS.CROCIFISSO

La confraternita del SS. Crocifisso risalente al 1690, che solennizzava le processioni di Pasqua, aveva anche l’incarico di organizzare la festa del SS. Crocifisso per la terza domenica di settembre, e talvolta la seconda. 11 Cristo in Croce è quello nero che ammiriamo tuttora, veniva portato in processione per le strade solite e consuete, allora del piccolo Villaggio, oggi, uscente dalla Chiesa del SS. Crocifisso, per le strade del paese; a volte sino al Piano del Prefetto, passando davanti la Chiesa del SS. Salvatore. Solenni erano le processioni del Corpus Domini, organizzate dalla Confraternita del SS. Sacramento. Esisteva al 1838, non possedeva rendite e si manteneva con le «oblazioni dei fratelli». Con gli anni si sciolse, ma il 29 giugno 1933, sotto l’arciprete Don Ferdinando Cinque, fu ricostruita.

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FESTIVITA’ DI SAN GIUSEPPE

Nella seconda metà del ‘700 nella Basilica esisteva un altare intitolato a San Giuseppe e fuori le mura del paese, sulla strada del mulino, una cappella a S. Giusippuzzu. La festa non era tra le più importanti ma si svolgeva con solennità, portando in processione il simulacro nella prima domenica dopo l’ottava del Corpus Domini, "per le strade solite e consuete", di mattina. Dal 1870, quando Pio IX proclamava S. Giuseppe patrono della chiesa universale, la devozione crebbe notevolmente, richiamando riesini emigrati sin nelle lontane Americhe, con feste, processioni, «tavulate». A proposito di queste ultime, dobbiamo dire che sono di antica istituzione, tendono a scomparire, ma ancora resistono da noi. A Marzo e a Luglio si imbandiscono grandi tavole con ogni ben di Dio, con la Sacra Famiglia comprendente un vecchio (S. Giuseppe), una ragazzina (la Madonna) e un bambino (Gesù), appartenenti quasi sempre a famiglia povera. I padroni di casa servono il pranzo in una stanza adorna di coltri e fiori, e regalano alla fine un grande involto con numerose provviste, dolci e frutta. La benedizione è data dal bambino che recita:

          Biniditta la cena.

Biniditta la Maddalena. Biniditti tutti quantu,

lu Patri, lu Figliu e Iu spiritu Santu,

Mangiati figli di Diu

          ca la Cruci vi la fici i.

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FESTA DI NATALE

 A dicembre, per Natale, vi era la novena di buon mattino, quasi con le ombre della nane, retaggio di secoli pasti; nel 1950 circa fu soppressa e trasferita alla funzione della sera. Rimangono ancora li vampi, la scalata della tela in chiesa, con relativa maschiata in piazza e scampanio. Scomparsi quasi del tutto li ciarameddri e ciarameddrari, in declino li mastazzoli (mosto cotto con farina e miele), al posto di sfinci e dolci vari, torrone casalingo, "vurciddrati" (pani o dolci con impasto di fichi secchi). Una bella tradizione, è quella del bambino povero, vestito con una lunga vene azzurra, rappresentante Gesù, che il sacrista (lu zi Peppi sacristanu) portava in braccio e, circondato festosamente da una torma di ragazzi, faceva il giro del paese raccogliendo pane e vurciddrati, là maggior parte dei quali portava a casa il piccolo Gesù. Oggi non si fa più. Dicono che non ci sono più poveri. Il presepio, con grotta e stella, sull’altare maggiore, e relative statue, risale al 1941-42, promotori D. Guerra e i primi Salesiani. All’inizio.la grotta veniva fatta con foglie di carrubbo ed arando, poi nel 1954 Angelo Gallo, collaborato da Dott. Enrico Gugliaro, costrui il Presepio odierno, dipinto, con grotta in legno.

 


LA COMMEMORAZIONE DEI DEFUNTI

La festa dei morti (non commemorazione, sino a poco tempo fa, si celebrava il 2 di novembre con pupi di zucchero, dolci, frutta, ecc, fatti trovare ai bambini, la mattina appena svegli, dentro un tovagliolo appeso alle testate dei letti, mentre la sera prima, «il giorno di tutti i Santi», si faceva anche la cuccia, formata di grano cotto con altri legumi, condita con olio e sale.

Pupi di zucchero Frutta di Marzapane ( frutta di Martorana ) Fare un "clic" con il mouse sopra la foto per ingrandirne la visione

EDICOLE E CAPPELLE

Quando nei secoli passati era molto più vivo il sentimento religioso nell’animo del nostro, popolo, questo si esternava in tutti i modi, con tutti i mezzi. Fra le tante manifestazioni vanno ricordate le «Edicole» o «Cappelle», che in dialetto si chamano «figureddri» o «Cappiddruzzi». A Riesi ve n’erano dappertutto, sparse per le campagne, lungo le strade, dentro e fuori l’abitato, isolate o attaccate ai muri esterni delle case. Sulla strada del mulino, vi era la Cappelletta di San Giusippuzzu,fatta restaurare da mons. Vincenzo Scuderi; sui lato destro dello stradale per Caltanissetta vi era una cappelletta dedicata all’Immacolata; sulla strada che va alla Miniera Trabia-Tallarita, esiste ancora una cappella dedicata alla Madonna della Catena.